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Il cancro della prostata è al terzo posto, per frequenza, dopo quello del
polmone e del colon.
Se diagnosticato precocemente può essere curato, garantendo una lunga
sopravvivenza al soggetto che ne è affetto. Una diagnosi tardiva può creare seri
problemi.
L'ideale sarebbe impedire lo sviluppo del tumore; purtroppo non sono ancora noti
con certezza i principali fattori di rischio, anche se sembrano assumere
importanza lo stile di vita e l'alimentazione a base di carni rosse e cibi
grassi.
Diagnosi precoce
Un test del sangue molto semplice, l'ormai famoso PSA (Antigene Prostatico
Specifico), e l'ecografia prostatica transrettale, associati all'esplorazione
clinica per via rettale, rappresentano la triade diagnostica più adeguata per la
diagnosi precoce del cancro prostatico.
Il PSA è una proteina prodotta dalle cellule prostatiche; aumenta pertanto con
l'aumentare del volume prostatico.
In presenza di cellule tumorali i suoi valori si elevano in modo anomalo; in
alcuni casi tuttavia il PSA può essere normale anche in presenza di alterazioni
tumorali, oppure può aumentare in modo anomalo per cause infiammatorie simulando
la coesistenza di una forma neoplastica.
Per ridurre i rischi di falsi positivi vengono oggi dosate delle frazioni del
PSA (PSA libero) grazie alle quali risulta possibile migliorare sensibilità e
specificità del test in un maggior numero di soggetti.
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