ECOELASTOGRAFIA PROSTATICA

l carcinoma prostatico è una malattia in costante aumento; il numero di nuovi casi attesi per anno in Italia è di 12-15 mila. Il tumore della prostata si riscontra raramente prima dei 40 anni e la sua incidenza aumenta con l’età. In linea generale è asintomatico, specie quando è confinato localmente; tuttavia grazie a controlli periodici può essere diagnosticato nella fase iniziale in cui è facilmente guaribile. Per tale motivo si raccomanda a tutti gli uomini di 50-70 anni di sottoporsi annualmente a esplorazione digito-rettale della prostata e al dosaggio del PSA; in caso di famigliarità per tumore prostatico tale raccomandazione è estesa a partire dai 40 anni.

 

La diagnosi si è avvalsa sino ad oggi di diverse indagini, ognuna delle quali presenta vantaggi e limitazioni; in particolare:

 

  • Esplorazione digito-rettale
  • PSA totale e libero
  • Ecografia transrettale
  • Risonanza Magnetica
  • Biopsia transrettale ecoguidata

 

 

La coesistenza di diversi esami è espressione delle difficoltà nel giungere alla diagnosi, tanto che non raramente si è costretti a ricorrere alla biopsia. La biopsia è tuttavia invasiva e necessita di plurimi prelievi. Inoltre, anch’essa non è sempre conclusiva, tanto che i falsi negativi della biopsia prostatica sono del 17-21% alla prima serie di prelievi, ed anche le biopsie di saturazione (32-40 prelievi eseguite in anestesia generale) non possono escludere con certezza la presenza del cancro. In questo iter diagnostico complesso si è inserita l’Elastografia, anch’essa basata su ultrasuoni come l’ecografia, apportando preziose informazioni cliniche.

 

Diversamente dall’ecografia che analizza le proprietà acustiche dei tessuti, l’Elastografia ne valuta le proprietà meccaniche visco-elastiche. Si basa sul presupposto che molte patologie determinano un cambiamento dell’elasticità tessutale: in linea di massima i tessuti “benigni” hanno caratteristiche “elastiche”; al contrario i tessuti “rigidi” sono usualmente considerati espressione di tumori o processi infiammatori cronici.

L’Elastografia si propone pertanto come una tecnica di “palpazione elettronica” in grado di analizzare le differenze strutturali dei tessuti.
Rappresenta in un certo senso l’evoluzione tecnologica dell’esplorazione digitale per via rettale.

In ambito prostatico l'Elastografia è finalizzata a caratterizzare le lesioni identificate dall’Ecografia definendone con adeguata accuratezza la natura benigna e maligna. Viene inoltre utilizzata per la ricerca dei carcinomi, purchè siano a sviluppo focale e di dimensioni sufficienti per essere identificati dalle apparecchiature.

 

Grazie al fatto che il carcinoma prostatico è nella maggior parte dei casi strutturalmente più rigido del tessuto sano adiacente, l’Elastografia può identificare con sensibilità maggiore dell’Ecografia le aree sospette che necessitano di biopsia, limitando pertanto il numero di prelievi bioptici necessari alla diagnosi, con conseguente riduzione della morbilità.
Esistono due diverse metodologie per valutare l’elasticità dei tessuti:

 

  • una è l’Elastografia Strain (SE), l’altra è l’Elastrografia Shear Wave (2D-SWE). Offrono informazioni in tempo reale sul tessuto in esame, ma si differenziano per la tecnica con cui generano le immagini e per il livello diagnostico che consentono: la prima fornisce informazioni qualitative e semi-quantitative
  • la seconda fornisce informazioni quantitative. Entrambe sono intrinsecamente limitate al rilievo di lesioni tumorali ad elevata rigidità; bisogna tuttavia tener conto che non tutti i tumori sono rigidi e non tutte le lesioni rigide sono necessariamente dei tumori.

 

 

L’Elastografia Strain (SE) della prostata si basa sull’analisi della deformazione di una determinata area di tessuto indotta da uno stress di tipo meccanico (nello specifico le microcompressioni esercitate mediante la sonda ecografica endorettale). La rigidità tessutale viene stimata analizzando la differente deformabilità di tessuti adiacenti; ciò significa con non viene fatta alcuna valutazione di tipo quantitativo, ma solo qualitativo.

L’Elastografia Shear Wave (2D-SWE) si basa sulla misura della velocità di propagazione nei tessuti di onde tangenziali (shear wave) indotte dalla forza acustica di un fascio di ultrasuoni focalizzato; crea una mappa quantitativa delle proprietà visco-elastiche dei tessuti molli, espressa in kilo Pascal o in metri/sec.


Diversi studi hanno documentato un significativo incremento nell’identificazione del cancro prostatico grazie alla SE e alla sua possibilità di indirizzare le biopsie in modo mirato. La SWE ha dimostrato un’elevata specificità nel caratterizzare le lesioni grazie alla sua proprietà quantitativa. Entrambe presentano un elevato valore predittivo negativo (superiore al 90%) che consente di evitare delle biopsie inutili.
In conclusione le tecniche elastografiche hanno migliorato l’accuratezza diagnostica per il cancro prostatico. Le informazioni fornite dall’Elastografia devono tuttavia sempre essere integrate con i riscontri delle altre indagini.