FEGATO GRASSO

In aumento la steatosi epatica, cioè l’accumulo di grasso nel fegato. Una condizione che non solo può progredire fino a condurre a gravi danni dell’organo (come la steatoepatite non alcolica, o «Nash»), ma anche aprire la strada al diabete. Il rimedio però è facile perché si fonda soprattutto su movimento e smaltimento dei chili in eccesso.L'Elastografia e' una metodica diagnostica ad ultrasuoni in grado di valutare in modo non invasivo il grado di questo problema.

A tutt'oggi, il metodo diagnostico gold standard è ancora considerata la biopsia epatica, in grado di valutare le reali condizioni del fegato nei soggetti con epatite cronica, identificando l’entità del processo infiammatorio e il grado di fibrosi,

Ma la biopsia epatica ha molti limiti evidenti. Innanzitutto è invasiva e comporta alcuni rischi e disagi per il paziente. Non è così facile ottenere un risultato certo in rapporto alle ridotte dimensioni del campione e al disuniforme interessamento del fegato da parte della malattia. Inoltre se l'esito è ambiguo la biopsia non è ripetibile a breve distanza di tempo.

La metodica accreditata dei migliori risultati è l’elastografia in grado di valutare la perdita di elasticità del fegato, basandosi sul presupposto che lo sviluppo della fibrosi altera l'elasticità complessiva dell'organo. In particolare l’elastografia non solo è in grado di misurare accuratamente la rigidità o “stiffness” tessutale su un’area di maggiori dimensioni rispetto alla biopsia, ma ha anche i vantaggi della semplicità di esecuzione, della facile ripetibilità, dei costi limitati dell'esame, della non invasività e di essere operatore-indipendente.

I valori di “stiffness”, espressi in kiloPascal (kPa), definiscono il grado di fibrosi correlandolo a score istologici di riferimento.
In ambito epatico esistono diverse soluzioni tecnologiche per generare le shear wave e misurarne la velocità derivando lo “stiffness”. Le due soluzioni più affidabili sono l’Elastometria transiente (TE), nota con il nome commerciale di FibroScan, e l’Elastografia shear wave (SWE).

L’Elastografia shear wave (p-SWE o 2D-SWE), di recente introduzione, è integrata in apparecchiature ecografiche in grado di esaminare tutti i tipi di organi e utilizza sonde convenzionali per ecografia addominale. L’analisi della rigidità del fegato può pertanto essere eseguita nel corso di un esame ecografico di routine. L’Elastografia shear wave ha pertanto il vantaggio di visualizzare contemporaneamente l’immagine anatomica ecografica del fegato per la corretta selezione della zona da valutare.
Entrambe le metodiche, grazie alla stretta correlazione con il quadro istologico di epatopatia, possono limitare o evitare le biopsie epatiche in un significativo numero di casi