foto tiroide

Didascalia

Credits a  SME - Diagnostica per immagini Varese

La tiroide
La tiroide è una piccola ghiandola con volume di 5-10 cc, posta nella regione anteriore del collo, costituita da due lobi connessi da un ponte di tessuto chiamato istmo. 
E’ una ghiandola endocrina deputata alla produzione di ormoni, chiamati T3 e T4; ha come compito di regolare il metabolismo energetico dell’organismo. Gli ormoni tiroidei, in associazione con altri ormoni, controllano alcuni aspetti importanti dell’organismo quali lo sviluppo del sistema nervoso centrale, l’accrescimento corporeo e la funzione sessuale.
Gli ormoni tiroidei vengono prodotti in strutture chiamate follicoli e successivamente rilasciati nel circolo sanguigno, in base alle necessità dell’organismo.
La tiroide presenta una capsula protettiva; è caratterizzata da una ricca vascolarizzazione e da un efficiente sistema di drenaggio linfatico.
Malattie della tiroide
Una patologia della tiroide molto frequente è il gozzo (gozzo semplice, uninodulare, multinodulare). Le cause del gozzo possono essere molteplici e spesso anche molto diverse tra loro. In ogni caso si manifesta con un aumento di volume della ghiandola che nei casi conclamati, oltre a determinare una tumefazione del collo, può comprimere l’esofago o la trachea causando sintomi compressivi come difficoltà a deglutire, a respirare o più semplicemente una sensazione di peso al collo. L’utilizzo sempre più diffuso dell’ecografia tiroidea ha permesso di aumentare il riscontro di casi di gozzo in fase asintomatica: in tali casi il rilievo di noduli della tiroide è molto frequente e nella maggior parte dei casi è di natura benigna.

Come tutti gli altri organi, anche la tiroide può essere soggetta a processi infiammatori determinando un quadro di tiroidite che può manifestarsi, in modo più o meno acuto, con un dolore al collo e con una serie di sintomi correlabili all’iper o all’ipotiroidismo, oppure in modo cronico, senza necessariamente provocare, almeno all’inizio, dei sintomi evidenti.
Non raramente la tiroide può funzionare in modo non corretto, rilasciando gli ormoni in eccesso (ipertiroidismo) o in difetto (ipotiroidismo) rispetto alle reali esigenze del nostro organismo.
L’ipertiroidismo, dovuto a morbo di Basedow o al gozzo tossico, si caratterizza per un aumentato metabolismo che determina dimagrimento, tachicardia, pallore e aumentata sudorazione.
Nell’ipotiroidismo, correlato alla tiroidite di Hashimoto oppure di tipo post-chirurgico o da terapia con radioiodio, prevalgono l’astenia, l’incremento ponderale, la difficoltà di sopportare il freddo.
La tiroide può essere interessata anche da tumori che, salvo rare eccezioni, hanno un andamento clinico meno aggressivo rispetto alle neoplasie che solitamente colpiscono gli altri organi. Pertanto la prognosi è ottima e la sopravvivenza media dei pazienti affetti da neoplasie della tiroide è molto elevata.
L’elastografia è una modalità diagnostica di recente introduzione, basata sugli ultrasuoni, che consente la caratterizzazione tessutale.
E’ un esame complementare all’ecografia dalla quale è inscindibile.
Diversamente dall’ecografia, che analizza le proprietà acustiche dei tessuti, l’elastografia ne valuta le proprietà meccaniche, cioè la capacità di subire una deformazione per azione di forze esterne e di ritornare successivamente alla forma originale.
L’applicazione dell’elastografia in campo medico parte da due presupposti fondamentali: il primo che esistono differenze significative nelle proprietà meccaniche delle varie componenti tessutali; il secondo che molte patologie determinano un cambiamento dell’elasticità tessutale: in particolare le infiammazioni acute e croniche e i tumori maligni modificano generalmente le proprietà elastiche dei tessuti.
L’elastografia tiroidea  può aggiungere una nuova dimensione alla valutazione ecografica dei noduli tiroidei: sono stati infatti segnalati valori di rigidità tessutale significativamente più alti nei tumori rispetto ai noduli benigni. Sulla base degli studi disponibili la sensibilità della 2D-SWE, utilizzando un cutoff di 65 kPa, varia da 76% a 85% e la specificità dal 64% al 94%. La variabilità dei valori dipende dal diametro dei noduli; le performance dell’elastografia si riducono nei noduli di piccole dimensioni (<10 mm) e in presenza di macrocalcificazioni. Per quanto l’accuratezza della SWE nel porre la diagnosi di malignità non si differenzi significativamente da quella dell’ecografia, essa fornisce comunque informazioni più obiettive sulle lesioni. Inoltre l'uso combinato di SWE quantitativa ed ecografia convenzionale fornisce maggiore specificità per la previsione di malignità. Le informazioni quantitative fornite dalla 2D-SWE permettono soprattutto di rivedere i criteri di benignità utilizzati in ecografia, limitando il numero di agoaspirati inutili

Last Edit: 08/07/2017 11:04pm
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