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Cosa è l’elastografia mammaria?

L’elastografia è una modalità diagnostica di recente introduzione, basata sugli ultrasuoni, che consente la caratterizzazione tessutale.

E’ un esame complementare all’ecografia dalla quale è inscindibile.

Diversamente dall’ecografia, che analizza le proprietà acustiche dei tessuti, ovvero le variazioni di densità del mezzo in esame, l’elastografia valuta le proprietà meccaniche dei tessuti, cioè la capacità di subire una deformazione per azione di forze esterne e di ritornare successivamente alla forma originale.

L’applicazione dell’elastografia in campo medico parte da due presupposti fondamentali: il primo che esistono differenze significative nelle proprietà meccaniche delle varie componenti tessutali; il secondo che molte patologie determinano un cambiamento dell’elasticità tessutale: in particolare le infiammazioni acute e croniche, i tumori maligni e i processi di invecchiamento modificano generalmente le proprietà elastiche dei tessuti.

L’elastografia mammaria trova particolare interesse per la tipizzazione dei noduli rilevati ecograficamente.

 

 

Come è fatta l’apparecchiatura?

Le apparecchiature per Elastografia sono degli ecografi dotati di hardware e software aggiuntivi per valutare l’elasticità dei tessuti.

Sono pertanto costituite da

- una base, contenente un computer e le componenti elettroniche che pilotano i trasduttori ed elaborano gli echi;

- una console di comando, grazie alla quale l’operatore controlla e gestisce il funzionamento dell’apparecchiatura;

- un monitor, sul quale vengono visualizzate le immagini prodotte dall’apparecchiatura;

- un set di sonde con diverse caratteristiche in funzione delle applicazioni a cui sono destinate.

Nelle sonde sono contenuti i trasduttori, in genere dell’ordine di centinaia, costituiti da materiali con proprietà piezoelettriche, in grado di generare un complesso fascio di ultrasuoni utilizzato per interrogare i tessuti.

 

Come funziona l’apparecchiatura?

Le apparecchiature per elastografia analizzano le variazioni di radiofrequenza che gli impulsi ultrasonori subiscono a seguito delle deformazioni del tessuto in esame, esercitate da una forza esterna durante l’indagine. Affichè siano rispettate le leggi della fisica, queste deformazioni devono essere infinitesime, non superiori all’1%.

Le possibili soluzioni per generare le deformazioni del tessuto comprendono compressioni manuali, onde pressorie acustiche, vibrazioni esogene o endogene come quelle generate dalla pulsazione cardiaca o vasale.

Allo stato attuale di sviluppo della tecnologia la soluzione che ha avuto una validazione clinica di rilievo è l’elastografia real-time nella quale le deformazioni tessutali sono ottenute grazie alla compressione manuale esercitata con la sonda ecografica.

L’elastografia che ne deriva è quindi il risultato dell'analisi delle proprietà elastiche del tessuto attraversato dagli ultrasuoni e sottoposto ad una pressione perpendicolare.

L’immagine elastografica dell’area in valutazione, codificata a colori, viene sovrapposta all’immagine anatomica ecografica sottostante in bianco e nero.

La scala cromatica utilizzata assegna il colore blu ai tessuti rigidi ed i colori verde e rosso ai tessuti elastici.

Per facilitare l’esecuzione dell’esame il monitor dell’apparecchiatura sdoppia l’immagine, visualizzando da un lato solamente l’immagine ecografica tradizionale e dall’altro l’elastografia sovrapposta all’immagine ecografica.

 

 

E’ in fase di valutazione clinica una della altre soluzioni tecnologiche proposte per generare il segnale elastografico: è chiamata Elastografia Shear Wave ed utilizza l’energia acustica dell’onda ultrasonora invece della pressione meccanica esercitata dall’operatore per ottenere lo spostamento delle particelle tessutali.  Tale metodo è operatore indipendente e teoricamente più facilmente riproducibile. Fornisce inoltre una valutazione quantitativa numerica che dovrebbe permettere una più precisa caratterizzazione tessutale.

 

Quali criteri di valutazione usa l’elastografia mammaria?

Sin dagli albori della medicina la valutazione della consistenza dei tessuti ha rappresentato un riferimento fondamentale per la diagnosi differenziale tra le diverse patologie, tanto che la palpazione è uno dei cardini della semeiotica medica classica.

L’elastografia non è altro che un sistema di “palpazione elettronica” dei tessuti, in grado di fornire informazioni relative ad aree non valutabili con il solo esame clinico.

La possibilità di visualizzare l’elasticità tessutale aggiunge dati fondamentali dal punto di vista diagnostico.

 

Alcune pubblicazioni scientifiche, che costituiscono il riferimento per le applicazioni cliniche a livello mammario, hanno correlato il codice cromatico con la morfologia e la distribuzione dello stesso nei noduli mammari. Questo ha permesso di proporre una classificazione delle lesioni secondo degli score che esprimono una diversa probabilità di malignità.

L’operatore può pertanto differenziare i noduli con caratteristiche prevalentemente elastiche, riscontro usualmente presente nei casi di benignità, dai noduli rigidi, riscontro più frequentemente presente nelle alterazioni maligne.

 

 

In quali casi si utilizza l’elastografia mammaria? 

L’elastografia mammaria è un’indagine inserita in un iter di diagnostica senologica.

Deve pertanto essere sempre preceduta da indagini quali ecografia ed eventualmente mammografia.

 

L’elastografia è indicata nella caratterizzazione dei noduli, degli pseudonoduli di tipo adenosico, delle cisti dense e di tutte le alterazioni strutturali che possono indurre dubbi diagnostici durante l’esame ecografico.

Si dimostra particolarmente specifica nelle lesioni benigne, specie quelle di più critica interpretazione nelle quali il valore predittivo negativo dell’elastografia risulta di almeno il 98% in letteratura.

Tale valore assume particolare rilievo in quanto consente di evitare il ricorso ad ulteriori approfondimenti diagnostici, in particolare di tipo bioptico.

 

 

 Come ci si prepara per l’esame?

Non è necessaria alcuna specifica preparazione.

L’esame rappresenta sempre il secondo tempo di un’indagine ecografica, conseguentemente segue le analoghe modalità di esecuzione.

 

Come viene eseguita l’elastografia mammaria?

La base di riferimento per l’elastografia è rappresentata dall’ecografia, della quale ne rappresenta pertanto una diretta estensione. Di conseguenza le fasi preliminari sono quelle tipiche dell’indagine ecografica.

La Paziente è sdraiata sul lettino, con le braccia rivolte sopra la testa. Sull’area del corpo da esaminare si applica un gel trasparente a base acquosa per favorire la trasmissione degli ultrasuoni.

Quando Il Medico identifica all’esame ecografico un’alterazione strutturale per la quale si renda necessaria una precisa caratterizzazione tessutale, attiva la modalità elastografica ed esercita una serie di minime pressioni con la sonda in corrispondenza dell’area da esaminare. Il computer elabora i dati e visualizza in tempo reale le variazioni di deformabilità delle diverse componenti tessutal.

Il Medico Radiologo valuta immediatamente le caratteristiche di elasticità relativa dell’area in esame che consentono la diagnosi differenziale tra alterazioni benigne e dubbie o maligne.

Sono attualmente disponibili anche degli indici quantitativi che si basano sul rapporto tra i valori di deformabilità (Strain Ratio) di due diverse aree di interesse e che sembrano milgiorare l’accuratezza della metodica.

Durante l’esame le immagini più significative sono memorizzate nell’hard-disk dell’apparecchiatura per la preparazione della documentazione da consegnare alla Paziente.

 

Abitualmente l’esame elastografico prolunga l’esame ecografico convenzionale  di non oltre 5-10 minuti a seconda del numero di alterazioni da valutare.

Al termine dell’esame il Medico Radiologo discute con la Paziente il risultato e stila il referto.

 

Quali sono i benefici e quali i rischi dell’elastografia?

Benefici:

- L’elastografia è la I metodica ad ultrasuoni per la caratterizzazione tessutale.

- E’ di semplice esecuzione, veloce, accurata e riproducibile.

- Permette la valutazione qualitativa in tempo reale dell’elasticità tessutale.

- Consente inoltre una valutazione semiquantitativa dell’indice di deformabilità tessutale.

- Incrementa sensibilità, specificità e valore predittivo negativo degli esami con ultrasuoni nella diagnosi del cancro mammario.

- Aumenta il grado di confidenza diagnostica per l’operatore.

- Il rilievo di un’alterazione elastica evita il ricorso ad indagini diagnostiche più approfondite (agoapirato per esame citologico) o a controlli seriati.

- Riduce l’ansia delle Pazienti per diagnosi incerte che richiedono controlli seriati.

- Abbatte i costi per eventuali ulteriori approfondimenti diagnostici.

 

 

Rischi:

- Non esistono effetti dannosi conosciuti per l’organismo umano correlati con la diagnostica ad ultrasuoni.

 

Quali sono i limiti dell’elastografia mammaria?

L’elastografia è solo una delle metodiche disponibili per lo studio della mammella e non può prescindere da un’accurata valutazione clinica della mammella, dall’ecografia nè tanto meno dalla mammografia nelle donne oltre i 40 anni.

A livello mammario viene utilizzata esclusivamente per la caratterizzazione delle lesioni.

Le lesioni maligne intraduttali di piccole dimensioni ed i tumori come il carcinoma mucinoso che non riducono l’elasticità tessutale, non sono individuabili con l’elastografia.

Le adenosi sclerosanti, alcune condizioni di fibrosi tessutale e particolari situazioni tecniche generano possibili diagnosi falsamente positive per cancro mammario che costringono ad ulteriori approfondimenti diagnostici bioptici o con Risonanza Magnetica.

Allo stato attuale dello sviluppo tecnologico l’elastografia rimane, come per altro l’ecografia, una metodica operatore-dipendente.

Necessita di un training specifico per essere utilizzata e di adeguata competenza in ecografia.

La qualità delle immagini elastografiche è influenzata dallo spessore della mammella, dalla costituzione della Paziente (BMI), dalla profondità e in parte dalle dimensioni della lesione. Va tuttavia considerato che siamo all’inizio dello sviluppo della metodica e che la ricerca risolverà in breve tempo le problematiche attualmente riscontrate.

 

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Last Edit: 18/04/2011 6:56pm
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